effetto longbottom
Title: The Longbottom Effect - Author name: whippy - Category: Humor - Rating: PG-13 - Summary: Auror Frank Longbottom makes a hash of young Severus Snape's life and career plans. - Tradotto da Cuccussètte - umoristico - vietato ai minori di 14 perché si parla di Snape che deve commettere un omicidio, anche se poi... ci fanno vedere come Frank Longbottom ha influenzato i piani e la carriera del giovane Snape - qui l'Originale http://www.riddikulus.org/authors/whippy/LE.html

Snape giaceva a letti coperto da testa a piedi i tagli, lividi, e macchie blu acceso, con una benda attorno alla testa, attorniato dagli amici Mangiamorte. Evan Rosier gli stava tenendo la mano, ed uno degli Elfi Domestici di Lucius Malfoy gli tamponava la fronte con un panno freddo ed umido.
"Fammiemi rimettere," disse, per la terza volta almeno. "Giaccio qui, in questa condizione patetica, la mia reputazione al palo e la mia missione fallita, tutto perché quel dannato Longbottom ha buttato un torsolo di mela?"
"Veramente lo gettò in due cespugli," disse solenne Rosier. "Quando è entrato nella casa. Credo che volesse avere la mano libera per la bacchetta."
Snape non voleva ancora crederci. "Ha gettato un torsolo di mela nei cespugli, ha allarmato un gatto, che è corso attraverso la staccionata ed è corso sotto una scala rovesciando un Babbano che stava pitturando la porta della casa accanto, la scala s'è rovesciata su una vettura Gabbana di un qualche genere, che era parcheggiata lì, e ha provocato che la vernice venisse lanciata in aria e attraverso la finestra della casa che razziammo, tramortendomi nell'istante esatto in cui ero sul punto di lanciare 'Stupeficium' su Longbottom?"
I Mangiamorte si guardarono tra loro, annuendo.
"Già, è andata proprio così," disse Avery.
"Non vi credo," disse piatto Snape. Ci fu una lunga pausa.
"E' diniego," si pronunciò alla cine Crabbe Senior.
"Bene, immagino che debba iniziare in qualche modo," disse un dubbioso Malfoy.
°°°°°°
Voldemort non era davvero compiaciuto.
"Sei il mio migliore ed efficace Mangiamorte," ringhiò l'Oscuro Signore mentre camminava avanti e indietro nel suo santuario. "Si suppone che tu sia meglio del resto di questi sciocchi. Guardano te! Ecco perché scelsi te per abbattere Longbottom."
"E lo farò, mio signore," disse fervido Severus Snape. I capelli neri unti gli erano caduti sulla faccia e gli abiti erano stazzonati e spruzzati di vernice blu. Era giù su mani e ginocchi. Non si searebbe certo fatto sorprendere in una simile posizione umiliante, ma un paio di improvvisi momenti di maledizione Cruciatus gli avevano fatto cambiare idea per un po'. Voldemort sapeva come gestire un giovane Mangiamorte arrogante.
"Quell'Auror fa più danni di tutti gli altri messi insieme!" continuò Voldemort. "Fin tanto che è in giro, non andremo da nessuna parte! Devo ammettere che mi aspettavo di meglio da te, Snape. Meglio assai."
Snape strinse i denti ma non osò guardare su. "Sì, mio signore. Temo di aver sottovalutato Longbottom e il suo…ehm…"
"Per me è assai insolito dare seconde possibilità alla gente," disse grave Voldemort. "Comunque, siccome eri così promettente, sento che devo. Abbiamo certe notizie di un altro attacco Babbano che deve succedere stasera. Longbottom dovrebbe essere lì a fermarlo. E tu sarai lì a fermare lui."
Non era la prima volta che si risvegliava nel letto di Rosier - tutt'altro. Ma di solito Rosier era lì. Inoltre l'appartamento di Rosier di solito non puzzava così tanto.
"Cos'è questo odore?" gemette Snape. "Ugh… pare pesce marcio!" aveva un lacerante mal di testa e si sentiva tutto sporco e scivoloso. Il corpo gli doleva come se fosse stato messo in un sistema di viti e lo avessero allungato tre o quattro volte prima di venir passato in un pezzo di budella di Flommerworm.
"Sei tu," disse in tono di scusa la voce di Rosier. "Riuscii a toglierti il grosso delle squame, ma fino a quando non sei guarito abbastanza per un bagno caldo…"
Gli occhi di Snape si aprirono annebbiati e sbirciò nell'oscurità, riuscendo finalmente a localizzare Rosier seduto su una sedia a distanza di sicurezza. I due di solito non permetteva che cose piccole come corpi non lavati rovinassero il divertimento, ma Snape non riusciva a condannare Rosier poiché adesso se ne stava indietro. Il puzzo era incredibile! "Cosa è successo?" sussurrò. Non ricordava niente quanto al pesce. Non ricordava affatto l'attacco ai Babbani, come dato di partenza. Sospettò di avere preso un altro colpo alla testa.
"E' un po' complicato. C'era questo vaso di fiori. Gerani, credo. La qualità rossa," iniziò Rosier. "E quando Longbottom è passato di lì, accidentalmente -"
Snape grugnì. "Non importa. Non voglio sapere."
"Accomodati," disse Rosier.
Snape si dimenò tra le lenzuola, cercando di trovare una posizione comoda per sdraiare il corpo tormentato. Cercando di non pensare a come Voldemort avrebbe accolto il secondo ignominioso fallimento.
"Crucio!"
Voldemort camminava avanti e indietro, insoddisfatto, mentre Snape sobbalzava e si scuoteva come un pesce a terra. E come era appropriato; dopo tutto, puzzava ancora in modo orribile di persce marcio.gli abiti di Snape erano più sciupati di prima, i capelli più unti del solito, e c'erano ancora macchie blu dal precedente imbarazzante fallimento. Era stato convocato alla presenza dell'Oscuro Signore prima che avesse l'opportunità di lavarsi. O di passare alla lavanderia.
In qualche modo, mentre era sotto la Cruciatus non gli sembrava importante.
Quando Voldemort rilasciò l'incantesimo, Snape giaceva con le convulsioni e cercava di riprendere fiato. Poté sentire gli altri Mangiamorte godersi una discussione amichevole nella stanza accanto.
"E' un genio."
"No, è un dannato imbecille. Fortunato, ma imbecille."
"Questo va oltre la mera fortuna. Voglio dire, è fortuna, ma nessun altro ha una fortuna del genere.
Questo tizio è così fortunato che fa sembrare la gente fortunata come il più disgraziato figlio di cane che mai sia vissuto."
"E' un genio, ti dico. E' brillante. Nessuno capisce i suoi metodi, perché lontano sopra di noi - tanto più in alto dei suoi compagni Auror -"
"Ma piantala. Se Longbottom è un genio, io sono la Regina di Sheba."
Gli altri sghignazzarono.
"Un centinaio di scuse… non ti abbiamo visto qua, Vostra Altezza."
Gli sghignazzi divennero singhiozzi soffocati e gorgoglii.
"Penso che mangerà Snape per pranzo."
Voldemort sibilò, e di nuovo alzò la bacchetta.
Erano a malapena passate ventiquattro ore dal primo tentativo di Snape di 'abbattere Longbottom' che era andato male in modo orribile. Dieci da quando il secondo tentativo finì uguale. La sua opinione dell' Auror era andata soggetta a cambiamento completo. Per effetto di genio o di fortuna, Longbottom aveva il suo effetto preciso - l''Effetto Longbottom', era quello. L'uomo era un credibile Rube Goldberg stregonesco ( nota del traduttore : umorista che disegnò vignette con macchine in cui piccoli effetti causati da cose assurde facevano un'azione finale ) . Le minime azioni producevano effetti che si montavano fra loro in risultati disastrosi.
Francamente, Snape era terrificato.
Alla fine aveva scoperto cosa era successo coi gerani. Un tralcio di geranio s'era appiccicato sul mantello di Longbottom quando questi passò. Una volta dentro, il tralcio cadde proprio quando un altro Auror, Alastor Moody, mancava Avery con una maledizione incendiaria. L'onda d'urto della maledizione fallita diede fuoco al geranio secco, e lo incenerì all'istante. Circa cinque minuti di battaglia dopo, quando i Mangiamorte erano in piena ritirata, Snape passò nello stesso posto e abbatté una bolla di Muro di Nebbia, e inavvertitamente calpestò proprio l'esatto punto dove era arso il geranio. La cenere di geranio, essendo una sostanza estremamente volatile e imprevedibile, si combinò subito col nero di seppia della pozione e produsse un Muro di Frutti di Mare, che immediato crollò come una tonnellata di… beh, di pesce… sullo sfortunato Snape. Se Rosier non l'avesse tirato via… allora, i risultati non gli sarebbero importati.
"Ricomponiti, Severus," borbottò tra sé mentre strisciava attraverso la siepe che circondava la casa dei Longbottom. "Non puoi deludere l'Oscuro Signore adesso." Sapeva che se lo avesse deluso ancora, Voldemort lo avrebbe ucciso per farne un esempio. I Mangiamorte che lo avessero preso in giro non sarebbero durati a lungo. Oh, quanto desiderava tornare al giorno prima, quando era stato gasato, in cime al mondo, e così vicino al braccio destro di Voldemort, quanto nessuno era stato mai. Se solo avesse potuto tornare indietro nel tempo e gestire il primo attentato contro Longbottom in modo differente ! Una cosa era certa, stavolta sarebbe stato attento, molto attento. Stavolta non ci sarebbero stati errori.
A diverse centinaia di metri dietro lui c'erano altri dieci Mangiamorte in più, che si sarebbero dovuti occupare di chiunque potesse essere lì con Longbottom, poi avrebbero distrutto la casa e spedito su il Marchio Oscuro. Snape poteva sentirli avanzare nel sottobosco come un branco di elefanti. Era una buona cosa che Longbottom apparentemente non credesse a barriere e trappole difensive.
Snape infine giunse alla casa e scivolò in un largo passaggio posteriore su cui davano due porte finestre. Le porte non avevano tende e stavano un po' aperte. Mostravano un salotto pieno di mobili e chincaglierie. Poté vedere chiaramente Longbottom in piedi davanti alla cappa del camino che ospitava ancora più ninnoli; parlava esultante e sventolava le braccia attorno. L'unico altro occupante della stanza era una vecchietta - sua madre, forse? - che teneva un neonato avvolto in una coperta. Era seduta su una sedia a dondolo messa da un lato. Buono…
Snape deciso estrasse la bacchetta. Il frusciare dei cespugli quasi lo aveva raggiunto. Era quasi tempo…
La mano gesticolante di Longbottom per caso venne in contato con un enorme brutto vaso sull'orlo della cappa. Il vaso rotolò giù, rivalendo che c'era uno specchio montato sopra la cappa dietro tutto quel ciarpame. Chi lo avrebbe detto? Il vaso cadde a terra, e si sbriciolò in un milione di pezzi.
"Oops," disse Longbotton, chiaro e udibile attraverso la porta aperta. "Nessun danno… nulla che un Reparo non possa subito sistemare." Si diede una pacca. "Dove sta la bacchetta? Mi pare d'averla lasciata in camera."
Snape si sporse in avanti eccitato, Longbottom era senza bacchetta e i rinforzi erano a distanza di attimi. Era il momento di colpire!
Lunghe ore passate ad allenarsi a sfondare le porte e allarmare chiunque lo ripagarono. Appena Snape si precipitò dentro, Longbottom e la vecchietta vennero presi di sorpresa, uno si voltò ruotando su sé stesso e saltò verso di lui, l'altra afferrò il bambino e cercò di appiattirsi nella sedia a dondolo.
"Imperio!" ruggì Snape, e prese la mira. Il tacco dello stivale di Longbottom scivolò sulle schegge del vaso rotto e il grosso uomo cadde sulle sue chiappe. La maledizione di Snape, di conseguenza, saettò sulla sua testa e colpì la zona di specchio che era stata scoperta dal vaso mancante. La maledizione rimbalzò sul vetro e colpì Snape dritto tra gli occhi. Arretrò arrancando, stordito. Uno stato intorpidito e sognante scese su di lui.
Nell'istante dopo, ogni finestra nel posto esplose al'interno in una doccia di vetro, e i Mangiamorte invasero la stanza con le bacchette protese.
"Correte! Nascondetevi!" gridò Longbottom. La vecchia donna che stringeva il bambino si alzò e si dileguò come un coniglio.
E così, costretto, fece Snape.
Voldemort camminava avanti e indietro, indietro e avanti. La bacchetta picchiettava in modo ovviamente innervosito sul palmo dell'altra mano, tap taptaptaptaptaptaptap. Ogni tanto abbassava lo sguardo su Snape prostrato a terra, gli occhi rossi fumavano e una palpebra batteva con furia.
"Sei," sibilò amareggiato VOLDEMORT: "Sei dei miei mangiamorte sono andati perduti a causa del tuo fallimento. E' stato solo per il pensare veloce di MacNair che non abbiamo perso tutti! E tu dove eri? A nasconderti."
"E-ero sotto Imperius, mio signore," sobbalzò Snape.
"Lanciato da te, cretino!" tuonò l'Oscuro Signore. "E pensare che fino a ieri pensavo a te come la mia sorpresa più perfetta , il supremo Mangiamorte!Oh, hai proprio un gran futuro davanti."
Sepa cercò di schiacciarsi ancora di più a terra, ma era già premuto a terra quanto più era possibile. Il disappunto del suo padrone era duro da sopportare così cole lo era la Cruciatus. Quasi.
"non c'è bisogno di dire," disse disgustato Voldemort, "Non potrò più darti fiducia per nulla di serio, dopo questo."
"Ma padrone -"
"Silenzio! Quando vorrò sentirti lamentare, userò la mia bacchetta!"
snape inghiottì il resto della frase.
"No," continuò Voldemort,"Penso che darò a MacNair la possibilità di eliminare Longbottom, piuttosto. Sì, di fresco ha mostrato iniziativa."
Snape chiuse gli occhi. La posizione riparata era persa. Ora, la sua sola speranza era restare vivo.
"A meno che… forse potrei darti un'ultima opportunità ?"
Snape arrancò e si mise in ginocchio, implorante. "Oh padrone… non ti deluderò! Longbottom morirà! Lo giuro!"
"Mmmm," disse Voldemort, godendosi lo spettacolo patetico. "Molto bene. I Longbottom domani saranno a Hogwarts, a iscrivere il figliolo. Ti infiltrerai nelle loro difese e li ucciderai tutti e tre quando sarà il momento giusto.
Gli occhi di Snape si sgranarono. "Mio Signore, questo è impos-"
"Crucio!"
"Nyuuughhh!"
"Questa è la tua ultima occasione, Snape," sibilò l'Oscuro Signore, e fece una smorfia alla figura di Snape in preda alle convulsioni. "Se mi deludi di nuovo, ti distruggerò. Così stavolta potresti provare un po' più sodo."
"S-sì Mio signore," balbettò Snape.
"E per l'amor degli Dei, lavati!" abbaiò Voldemort. "Puzzi!"
Missione suicida.
Ecco che cosa era - non c'erano dubbi. Infiltrarsi nelle difese di Hogwarts? Che scherzo!
Quando si diedero gli ultimi addii, Rosier avvertì Snape di fuggire. E' quanto avrebbe fatto al posto di Snape. E anche lui ci stava pensando. Non era un Grifondoro, da gettare la sua vita. Il problema era, se si fosse volatilizzato nella campagna, sarebbe stato un uomo perseguitato per il resto della sua vita. E più fosse riuscito a rimanere vivo, tanto più ci avrebbe messo a morire quando infine Voldemort lo avesse catturato. Alzò le spalle.
Era una bella giornata di sole a Hogsmeade e Hogwarts era distante solo lo spazio di una passeggiata. Snape si accasciò su una panchina come un grumo spiaccicato di cemento da poco spalmato, e rifletté sulle sue scelte. Cercare di uccidere i Longbottom a Hogwarts era ovviamente uno spreco della propria vita. Ma se voleva scappare da Voldemort, aveva bisogno di una protezione di qualche tipo. Chi era così potente da garantirgliela?
Un'ombra cadde su di lui e alzò gli occhi per vedere Frank Longbottom e sua moglie superarlo passeggiando, col bambino in braccio. Il cuore di Snape prese a martellare e si alzò senza volerlo, la mano andò per automatismo alla tasca della bacchetta. Poteva essere così facile? Poteva essere così facile? Poteva sbarazzarsi dei tre lì ai confini di Hogsmeade, e andarsene prima che alcuno potesse fermarlo?
Appena prese a seguirli, vide davanti un albero di mele, un ruscello che gorgogliava, e delle pietre lungo il percorso. La sua immaginazione lo assalì con un centinaio di maniere in cui la fortuna maledetta di Longbottom - o cosa altro fosse - poteva aver vantaggio dalla complicata situazione. No, meglio aspettare che fossero in un ambiente più circoscritto e semplice. Forse Voldemort aveva ragione sul fatto che i corridoi di Hogwarts fossero il posto giusto.
I Longbottom se ne andarono chiacchierando sorridenti, ninnando avanti e indietro il loro grasso pivello, ignorando l'uomo in scuro dietro loro. Quando entrarono nella foresta, Snape scrutò le foglie che svolazzavano tutte intorno e si sentì ancora meno incline ad attaccarli di prima. . era proprio poco sicuro. Non riusciva a costringersi a farlo. Ma… farlo a Hogwarts? Pazzia. Seguì da vicino i bersagli, evitando di guardarli, la mano della bacchetta che giocherellava nervosa nella sua tasca.
Qualche tempo dopo si trovò nella stessa esatta condizione, nell'esatta situazione, solo che stava velocemente finendo ogni possibile scelta. I tre, con la Signora Longbottom che portava il bambino, avevano raggiunto la gargoyle che portava all'ufficio di Dumbledore.
Si fermarono lì, un po' a disagio, e poi Frank Longbottom si voltò e chiese a bruciapelo a Snape, "Ci stai seguendo?"
Snape strinse forte la bacchetta, il cuore gli salì in gola. < Fai qualcosa! > gli gridò la sua mente. <Aaaahh ! Aaahhh! > fu quanto gli suggerirono gli istinti più profondi. "Eh …No?" balbettò.
"Ehi," disse la Signora Longbottom, che era anche auror, ma di tipo più convenzionale. "Ma non sei Severus Snape ?"
< Uh. Oh. >
"Ehi, hai ragione, questo è Severus Snape," grugnì Frank Longbottom.
Snape estrasse la bacchetta, preso dal panico. Era il momento. Non aveva altra scelta.
La Signora Longbottom pure ebbe subito fuori la bacchetta. Snaoe puntò la sua arma nella sua direzione quando lei fece civetta per riparare il bambino dietro il marito.
"Expelliarmus!" gemette Snape.
L'incantesimo di Snape ere mirato al braccio armato della Signora Longbottom, ma venne incontrato inspiegabilmente da Frank Longbottom; era rimasto con la bacchetta impigliata e stava cercando di tirarla fuori dalla tunica. L'incantesimo sfuggì dalla sua traiettoria e venne deflesso dietro le sue spalle e oltre nel corridoio. Là ci fu uno schianto e il tintinnare dei vetri, seguito dal canto indignato di un gufo.
"Dannazione!" esclamò Snape, e la voce gli salì di un'ottava.
"Aha!" esclamò Longbottom , quando la mano alla fine si liberò insieme alla bacchetta.
Snape arretrò in preda al panico. "Avada -"
Qualcosa di pesante volò fuori da non si sa dove e sbatté solido sul braccio armato. O ad essere più specifici, sulla sua bacchetta. Era una copia del Daily Prophet che apparentemente era stata mollata dal gufo e la sua bacchetta era adesso appesantita e bloccata nel centro del rotolo.
Snape gettò un incoerente gemito e si gettò di lato, a malapena schivando un paio di Stupeficium e di Petrificus Totalus dalla squadra moglie - marito. Sbatté sul pavimento ai piedi della Gargoyle di Dumbledore e gattonò dietro di essa, agguantando disperato il giornale e cercando di liberare la sua bacchetta. Ovvio che lo fece a striscioline invece di estrarre la bacchetta. Di tutte le sfortune!
Il bambino dei Longbottom prese a strillare a spaccare i timpani, mandando in pezzi i nervi di Snape.
La cosa che avvenne dopo, comunque, fu proprio l'ultima da aspettarsi.
La Gargoyle aprì.
Snape si trovò spalmato davanti al più potente stregone vivente, temuto dallo stesso Voldemort. Il Preside Dumbledore in persona. Longbottom agghiacciò, presumibilmente nell'atto di maledire Snape alle spalle. Non era dell'idea di scoprirlo. Anche il marmocchio si chetò all'improvviso, a metà strillo. La massa del giornale fatto a pezzi scivolò via dalla bacchetta di Snape e cadde sul pavimento con un tonfo.
"Chi è il prossimo?" chiese con garbo Dumbledore, osservando la scena con una sorta di benevola sorpresa.
Snape seguì Dumbledore su per le scale che si muovevano, e si sentiva i ginocchi tremare per la reazione. Aveva dato un patetico spettacolo di sé, insistendo senza fiato che era il prossimo, mentre i Longbottom cercavano di dire a Dumbledore che era un Mangiamorte che erano sul punto di catturare.
Stava ancora cercando di scoprire quanto avesse creduto a Dumbledore… e cosa avrebbe mai detto all'uomo.
Quando entrarono nell'Ufficio del Preside, ripose la bacchetta adesso sguainata nella tasca e si guardò attorno in cerca di un posto dove gettare un pezzo di giornale ancora stretto nella mano.
Per qualche verso non credeva che buttarlo sul pavimento sarebbe stata una buona idea.
"Siediti, per favore," disse cordiale Dumbledore.
Snape si accasciò nella sedia, sperando di non assomigliare molto al bugiardo in preda al panico, come si sentiva. Se mai c'era stato un momento da recitare bene, era proprio quello.
"Caramella al limone?"
Essendo stato ben addestrato da Voldemort, con esitazione Snape ne prese una. "Grazie," sussurrò, e fece caso che sembrava terrificato.
Dumbledore si rimise a sedere, apparentemente era soddisfatto di tutte le gentilezze. "Ora, eri interessato al lavoro?" Gli occhi scesero alle strisce di giornale. Riportavano, per uno scherzo del desino, un preciso annuncio. L'avviso indicava:
IMMEDIATO LAVORO DISPONIBILE
PROFESSORE di POZIONI
HOGWARTS
VITTO - ALLOGGIO - SPESE SANITARIE INCLUSE
POSSIBILE RINNOVO CONTRATTO
DOMANDARE DI PERSONA
DALLE 8 ALLE 9
IL 10 AGOSTO SOLAMENTE
Snape alzò gli occhi e incontrò lo sguardo ammiccante di Dumbledore con estrema incredulità.
Undici anni dopo, il figlio di Frank Longbottom venne a Hogwarts a frequentare il primo anno.
Ma questa, è un'altra storia.
---------------------- F I N E ---------------------
qui l'Originale http://www.riddikulus.org/authors/whippy/LE.html
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/